Giovanni Succi

My own private Paolo Conte.

1. Gelato al limon 05:59
2. Uomo camion 04:13
3. La fisarmonica di Stradella 03:57
4. Come mi vuoi 02:00
5. Diavolo rosso 04:57
6. L'incantatrice 04:46
7. Bartali 05:31
8. Questa sporca vita 03:03
9. Via con me 1:00 (bonus track on digital edition)

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Giovanni Succi: voice, guitars, piano, main arrangements. Glauco Salvo: guitars, banjo, lap steel, banjo, zither. Mattia Boscolo: drums, drum machine.
Francesca Amati: guest voice on "Come mi vuoi"; Recording, sound eng., mix: Mattia Coletti; Mastering: Riccardo Gamondi. Recorded in Incisa (Asti) at Incisiana Azienda Agricola, Jul. 2014.

Concept album dedicated to Paolo Conte songs produced in my personal arrangements without jazz.

Una bici non si ama
si lubrifica, si modifica

(Paolo Conte, Velocità silenziosa, 2008)

Basterebbero questi due versi a motivare il mio operato e l’approccio al progetto. La scrittura di Paolo Conte ha questa straordinaria capacità di sintesi e il mio è un omaggio aperto alla sua scrittura. L’unico cantautore italiano che io abbia ascoltato dall’infanzia ad oggi, al quale senta di dovere molto. Eppure apparteniamo a generazioni così distanti nel tempo e nei linguaggi. Ascoltando le rispettive produzioni questa distanza emerge forte e chiara. Eppure la mia devozione contiana agisce (come altre) sulla mia produzione musicale completamente fuori contesto.

Giovanni Succi

Poetry Reading. "Il Conte di Kevenhüller" (1986) by GIORGIO CAPRONI.

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Esecuzione per sola voce dell'ultima opera in versi di Giorgio Caproni (1912-1990), in occasione del centenario della nascita. La vicenda dell'opera prende idealmente il via il 14 luglio 1792, data dell'Avviso del Conte. Il 14 luglio 2011 appare sul web in formato audio l'Avviso e da lì riparte idealmente la caccia alla bestia attraverso la lettura dei brani. Progetto presentato alla Biblioteca Italiana di Parigi nel settembre 2012 e su RaiRadio2 nello stesso periodo. Registrazione e suoni a cura di ALESSANDRO BARTOLUCCI. 

Reading molto ben rodato che amo riproporre in contesti diversi, possibilemnte molto silenziosi. Un modo per portare al pubblico i versi di uno dei più grandi poeti del Novecento - forse il più “contemporaneo” di tutti – attraverso la viva voce. In più occasioni Caproni si disse convinto della valenza ulteriore della poesia letta, sonora, ed auspicò spesso per i propri versi una esecuzione vocale. Allude sovente ai versi come ad uno spartito, alla raccolta come ad un'Operetta... Lo spartito andrà pur eseguito. Lo strumento che lo esegue è la voce umana. Da qui la nostra opinione che qualsiasi altro accompagnamento musicale di sottofondo sarebbe stato arbitrario, semplicemente perché non previsto dal testo, che essendo perfetto in sé non necessita di alcun completamento ulteriore. Se sulla pagina c'è il bianco, nel sonoro (possibilmente) c'è il silenzio.

Giovanni Succi

Kilowatt Festival 2013, “Sei Pezzi Facili” di Giovanni Succi. 21 luglio 2013, SAN SEPOLCRO, Giardini di Piero, h. 22:00.
Reading concert presented by Kilowatt Festival, thanks to Effetto K and to Woodworm Music, Libera Università dell’Autobiografia and Teatro di Anghiari

Playlist:

Bartali, Paolo Conte (1979) 
Dimentichiamoci questa città, Vasco Rossi (1981)
Hombres del mar, Guido e Maurizio De Angelis (1976),
Rock'n'roll robot, Alberto Camerini (1981)
La mia banda suona il rock, Ivano Fossati (1982) 
Diavolo rosso, Paolo Conte (1983)
Bonus track: Yes I know my way, Pino Daniele (1980)

Mi è stato proposto di presentare una mia autobiografia attraverso sei canzoni dell'immaginario pop italiano universalmente note, da presentare al Kilowatt Festival di Sansepolcro nel luglio del 2013. Ne è nato un reading musicale originale ("Il giro") della durata di conquata minuti circa in cui si alternano racconti e canzoni.

Giovanni Succi

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Da un’idea di Ivan A. Rossi, ingegnere del suono e produttore (Bachi da PietraOvORoninThe Zen CircusVirginiana MillerPooh, fra gli altri). Nel 2011 Ivan raccoglie gli 11 brani e propone a Giovanni Succi e Bruno Dorella di realizzare un disco. Ivan A. Rossi: composizione, produzione artistica, arrangiamenti, registrazione, missaggio, elettronica e alcune chitarre e tastiere.  Giovanni Succi: testi originali e assemblati da spam-email, voce e chitarre. Bruno Dorella: batterie e percussioni.

Ospiti: Marina Mulopulos (voce), Beppe Scardino (clarinetto basso, sax baritono e arrangiamenti dei fiati), Vonneumann (che hanno creato un brano a partire da 10 campioni estratti dalle altre 10 tracce del disco), Tommaso Fiori (produzione aggiunta per due brani), Giovanni Ferrario (chitarra aggiunta su A. M. Alexander). 
Artwork design: Giovnata "Ozmo" Gesi.

Il progetto parte dall’intenzione di tradurre in musica il concetto del non-luogo (gran parte dei suoni elettronici del disco, tra l’altro, vengono da manipolazioni di field recording di aereoporti, metropolitane, interno di frigoriferi) ed è  il risultato di anni di ascolti eclettici che vanno dall’elettronica anni ’50 ai Throbbing Gristle, dai Pan Sonic alla Motown, dal jazz allo stoner, dal gamelan a Stockhausen, passando per Carsten Nicolai e Raymond Scott. L’idea di partenza è  quella di accostare i generi più disparati incorniciandoli nella classica struttura dei brani pop e ciò rende il progetto di fatto inclassificabile. La scelta di realizzarlo con due fra i musicisti più anomali e meno classicamente “musicisti” della scena italiana (Succi e Dorella) ne è la riprova. Il concetto di non-luogo, nel suo adattamento letterario, ha portato alla scelta di usare testi – magistralmente costruiti da Giovanni Succi – partendo da Spam Mail che i tre si sono scambiati nell’arco dell’anno, nella fase di pre-produzione del disco. Da qui il nome del progetto.

Ivan A. Rossi

300 LP limited edition, November 2nd, 2012 by CORPOC / ANEMIC DRACULA (SOLD OUT).

Dark electronic death-ambient meets western literature masterpieces from Middle Age to nowdays. Experimental electronics by Riccardo Gamondi and and italian readings by Giovanni Succi.

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Cover: engravings by Veronica Azzinari (30 different subjects), calligraphy by Giovanni Succi, screenprinted with ash on heavy cardboard paper, handprinted. Insert: white on black paper, water based ink, handprinted. Inner sleeve: calligraphy by Giovanni Succi. Edition of 300 all on black vinyl, 12″

L'unica esperienza universalmente comune che nessuno condividerà mai. La Morte nasce all’inizio del 2012 quando Riccardo Gamondi (Uochi Toki) mi chiede una selezione di letture da sonorizzare con l’elettronica. Delineo l'idea, il tema e il nome del progetto vien da sé. Sulle letture interviene poi Gamondi, selezionandole a sua volta e componendo su di esse parti da campionamenti e field recording. Pagine sparse della letteratura occidentale dal medioevo ad oggi in prosa (con la sola eccezione per i versi di Iacopone da Todi) sul tema della morte. La ricetta è semplice e come per le fiabe non si richiede all’ascoltatore altro requisito se non la propensione all’ascolto. L’invito è ad avventurarsi ad occhi chiusi nell’esperienza narrativa attraverso i suoni, spogliandosi degli eventuali preconcetti (positivi o negativi) sugli autori, che non vengono dichiarati preventivamente. Come se la morte ne avesse dispersi i nomi e non ne fossero rimaste che tracce sonore. Quello tra autore e ascoltatore si ripropone così come un rapporto tra pari. Pari in quanto umani; pari in quanto mortali. Per avvicinarsi a LA MORTE non occorre alcuna erudizione, così come è innegabile che nessuna conoscenza, in quel frangente reale, potrà mai fare la differenza per nessuno. 

Giovanni Succi

ENG Together from 1994 Madrigali Magri self produce their first album in 1998. In spite of the absence of labels Madrigali Magri have been cut their enviable space in italian rock underground scene, such to become an infuence for various italian bands. After “Negarville”, “Malacarne” is their 2nd album on wallace records. They Split in 2004.

ITA Insieme dal 1994, arrivano al primo album autoprodotto nel 1998. Nonostante la fiera assenza di etichette (discografiche e di “genere” musicale) i Madrigali Magri si sono subito ritagliati uno spazio invidiabile nel rock underground italico, tali da diventare influenza musicale per diverse band. Dopo “Negarville”, “Malacarne” è il loro secondo album su wallace records. Nel 2004 si sciolgono.

ITA […] tre dischi splendidi e “maledetti”, poco appariscenti e scontrosi, che ancora oggi crescono all’ascolto come cose che il “rock” italiano probabilmente non meritava. (maggio 2005) Blow Up – Stefano I. Bianchi

“Rock Star” (Usa), by Joe Levy 
Madrigali Magri – Malacarne (2002)

There’s no form or movement in this music. It’s improvisatory, ambient, repetitive, as if the point is validate the act of making the music and nothing else, not even listening to it. And stili I love it.

Bass, drums, guitar and voice banging out songs that feel like modernist paintings, more shapes than tunes, dark and empty. It’s a soundtrack in search of a David Lynch movie.

The tracks are full of silences or blank spaces; they’re like roads through abandoned cities or desolate countryside. It’s arty, pretentious post rock. But it’s also an antidote to the over stimulation of modern life, to a world full of television, movies, newspapers and advertisements. Music for a world without people.

Excellent.